Alzheimer - Una nuova potenziale strategia per affrontare la demenza

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Alzheimer - Una nuova potenziale
strategia per affrontare la demenza

Un gruppo di ricerca dell'Univpm ha scoperto che i pazienti affetti dalla Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno sono soggetti a cambiamenti sfavorevoli del flusso sanguigno cerebrale che promuovono l’insorgenza e la progressione della malattia

di Univpm

Il gruppo di lavoro
Il gruppo di lavoro

La malattia di Alzheimer colpisce milioni di persone in tutto il mondo e, in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita, si prevede che il numero di pazienti con demenza sia destinato ad aumentare drammaticamente. Mancano, al momento attuale, trattamenti efficaci in grado di rallentare e/o contrastare la progressione della malattia di Alzheimer, quindi l’utilizzo di misure preventive per ridurre la sua prevalenza, mediante la gestione dei fattori di rischio potenziali o reali, sembra una strategia clinica ragionevole. L’identificazione di fattori trattabili in grado di promuovere un deterioramento cognitivo, ha quindi importanti implicazioni pratiche. In uno studio recente, un gruppo di ricerca della Clinica Neurologica della Università Politecnica delle Marche, Ancona ha descritto un’ interessante associazione fra la presenza di disturbi respiratori nel sonno e la malattia di Alzheimer.

Una prima versione online del manoscritto, contenente i risultati, è stata già pubblicata mentre la pubblicazione definitiva è prevista nel numero di Novembre 2013 (38, 2) di Journal of Alzheimer’s Disease (IOS Press), una rivista multidisciplinare internazionale che ha lo scopo di facilitare il progresso nella comprensione della eziologia, patogenesi, epidemiologia, genetica, comportamento, trattamento e psicologia della malattia di Alzheimer.

Lo studio, coordinato da Mauro Silvestrini e Leandro Provinciali con Laura Buratti come ricercatore principale, ha scoperto che una percentuale significativa di pazienti è affetta dalla Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, una comune malattia respiratoria, ma in gran parte sottostimata, che consiste nella cessazione temporanea della respirazione durante il sonno. A tal riguardo è importante considerare che la presenza di questo disturbo notturno è in grado di determinare cambiamenti sfavorevoli del flusso sanguigno cerebrale.

È ben noto che tali cambiamenti circolatori sono capaci di promuovere l’insorgenza e la progressione del decadimento cognitivo.

Sulla base di questi risultati, un approccio clinico molto promettente per la malattia di Alzheimer può essere considerato quello dell’identificazione e del trattamento specifico delle Apnee Ostruttive del Sonno prima che diventi così grave da provocare effetti irreversibili sulla circolazione cerebrale.

I risultati degli studi di un gruppo di ricerca della Clinica Neurologica della Università Politecnica delle Marche sono stati pubblicati in importanti riviste scientifiche tra cui la Medical News Today che è la più importante fonte di informazione americana di novità in campo medico. 

Venerdì 8 novembre 2013

© Riproduzione riservata

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