Carla e Bice Biagi: ritratto di famiglia

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Carla e Bice Biagi: ritratto di famiglia

Non è “solo” perché sono le figlie di Enzo Biagi: Carla e Bice Biagi, ieri sera ospiti al secondo Festival sul giornalismo d’inchiesta città di Osimo, hanno incantato e sorpreso il pubblico che anche in questo incontro ha registrato il tutto esaurito

di Gli organizzatori

Carla e Bice Biagi
Carla e Bice Biagi

Non è “solo” perché sono le figlie di Enzo Biagi: Carla e Bice Biagi, ieri sera ospiti al secondo Festival sul giornalismo d’inchiesta città di Osimo, hanno incantato e sorpreso il pubblico che anche in questo incontro ha registrato il tutto esaurito. Incantato per i sorrisi, lo humor ed il racconto di una vita fuori dagli schemi anche se frutto di una rigidissima educazione familiare; sorpreso per la spontaneità, il motto di spirito, e la semplicità con le quali hanno voluto raccontarsi. Nessuna celebrazione, nessun “mausoleo” nel racconto della loro vita a fianco della colonna portante del giornalismo: semplicemente il racconto, scritto a quattro mani, della quotidianità di una famiglia ( che potete poi ritrovare ne “Casa Biagi” di Carla e Bice Biagi, ndr). «Carla ha un pessimo rapporto con la tecnologia – ha esordito Bice Biagi – mentre scrivevamo questo libro, solo una volta le ho dato della “cretina”, perché aveva sovrascritto su un vecchio documento salvato. Usava un vecchio pc, riciclato dalla figlia». In casa tutte donne, tranne Enzo e, qualche anno dopo, il barboncino nano della sorella minore. «Nostro padre scherzava molto anche sull’assenza di maschi in famiglia. Usciva, la domenica mattina, con il bassotto nano di nostra sorella, la più piccola. Aveva sempre la battuta pronta, ma era anche molto rigido e severo con noi. Era una questione di “senso del dovere” e di “educazione”. A tavola chiedevamo spesso “posso avere l’acqua?” e, se ne avevamo combinata una, si rischiava di saltare il pranzo o la cena. Non ci ha mai tirato una sberla, bastava un suo sguardo per “spiattellarti” contro un muro. Lui e nostra madre si sono conosciuti durante la resistenza. Si sono sposati nel 1943: lui partigiano lei anarchica. Perfetti l’uno per l’altro. Un amore unico, con alti e bassi come in tutte le coppie, ma che li ha portati a vivere fianco a fianco per 65 anni, fino a quando nostra madre si è spenta». Insieme alle Biagi, sul palco anche Loris Mazzetta, stretto collaboratore di Biagi ed anche lui. «Io ho iniziato a lavorare in Rai prestissimo – ha detto Mazzetta – in un ufficio che era di fronte a quello di Biagi. Quando arrivava non mancava mai di salutare tutti “buongiorno, come sta?” e lo stesso quando si finiva la sera. Quando mi hanno comunicato che avrei iniziato a lavorare con lui non ci credevo. Biagi si faceva dare del “lei” dalla politica, non ha mai inviato le domande delle interviste in anticipo agli intervistati come gli non ha mai mandato alcun articolo prima di mandarlo in stampa. Poi lui parlava sempre di rispetto per il lettore “dobbiamo essere semplici, capibili dai nostri lettori. Sono loro il nostro unico padrone”». Una madre anarchica, che non hai mai voluto lavorare perché “lavorare stanca e fa male, soprattutto alla pelle”, un padre rigido anche se molto generoso che ha sempre ricordato alle figlie di non essere “un amico” ma il papà. Unico reddito della famiglia, ossessionato dalla guerra tanto che tutti i giorni mandava la moglie a comprare scorte di zucchero “perché non si sa mai”, è stato forse uno dei giornalisti più licenziati, proprio per il suo rigore deontologico, che mai si è piegato ai poteri forti, ai favoritismi, alle raccomandazioni. Dal Resto del Carlino, alla Rai, alla Stampa, Repubblica e Corriere della Sera, e poi i periodi da inviato, il rapporto con “la fedele Pierangela” sua inseparabile segretaria, l’unica capace di decifrare, e quindi battere a macchina, i suoi articoli scritti a mano. E poi i continui traslochi, o i ricoveri in ospedale per i ripetuti infarti. Ecco quindi Carla e Bice Biagi: due donne eccezionali, di carattere. Talmente tanto che all’indomani mattina (domenica 14 ottobre) sono salite sulla propria auto per guidare di nuovo verso la loro tanto amata Milano.

Domenica 13 ottobre 2013

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