Cinghiali e Tubercolosi: il punto nelle Marche

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Cinghiali e Tubercolosi: il punto nelle Marche

In merito alle notizie diffuse dai mass media sulla situazione di rischio per tubercolosi in cinghiali cacciati nell’areale tra Matelica (Mc) e la Provincia di Ancona, è utile fornire un quadro di maggior dettaglio

di Dott.ssa Antonella Capozucca - Dirigente Veterinario presso l’ASUR Marche - Area Vasta

Dopo il ritrovamento delle carcasse di cinghiali
Dopo il ritrovamento delle carcasse di cinghiali

In merito alle notizie diffuse dai mass media sulla situazione di rischio per tubercolosi in cinghiali cacciati nell’areale tra Matelica (MC) e la Provincia di Ancona, è utile fornire un quadro di maggior dettaglio della situazione esistente in merito ai casi di positività rilevati, alle azioni di prevenzione già messe in atto e in corso di ulteriore potenziamento, svolte dai Servizi Veterinari dell'ASUR Marche, coordinati dalla Regione Marche, per contrastare questa malattia.
Per quanto relativo ai cinghiali cacciati nelle Marche, va detto che da Gennaio 2013 ad oggi, 29 agosto, gli animali controllati sono stati 3.136: in nessuno di questi si sono riscontrate positività per Tubercolosi (Fonte: Centro Epidemiologico Regionale Veterinario). Fin dal 1999 (D.P.G. n. 114/1999) nella nostra regione, tutti i cinghiali abbattuti a caccia sono obbligatoriamente sottoposti a visita ispettiva post-mortem eseguita dai Servizi Veterinari di Igiene degli Alimenti di Origine Animale dell’ASUR, per il controllo della sicurezza delle carni destinate al consumo umano e la prevenzione di alcune importanti malattie potenzialmente trasmissibili all’uomo quali, appunto, la Tubercolosi (TBC).I primi casi di TBC nei cinghiali cacciati (1 cinghiale nel 2002) sono stati rilevati proprio grazie a tali visite ispettive, eseguite su capi cacciati nel medesimo areale - zona tra Matelica (MC), Cerreto D’Esi (AN) e Fabriano (AN) - e dalla stessa squadra di caccia. Le indagini di biologia molecolare, eseguite per individuare l’origine della malattia, hanno evidenziato, quale causa, un unico ceppo di Mycobacterium Bovis, responsabile della Tubercolosi Bovina (TB), un'infezione in grado di determinare gravi danni economici in termini di sanità animale nonché in termini di sanità umana, in quanto zoonosi, ancora oggi presente in Italia (Fonte : IZS Lombardia ed Emilia Romagna- Centro di referenza nazionale per la tubercolosi da M. bovis). Per riuscire ad eradicare questa malattia (cioè eliminare la tubercolosi bovina e il suo agente eziologico dagli allevamenti bovini e bufalini) nel nostro Paese è obbligatoria da tempo l'esecuzione di un piano nazionale di profilassi e di risanamento degli allevamenti bovini e bufalini, basato principalmente sul controllo periodico della popolazione animale allevata e sulla eliminazione dei capi positivi alla prova diagnostica della tubercolina Nel 2005, in occasione di tali controlli, in una azienda di Matelica di bovini allevati al pascolo, si è rilevata la presenza di Tubercolosi (la prevalenza d’infezione è risultata compresa tra l’11 e il 35%, l’incidenza tra l’11 e il 50%). In questo focolaio, per le difficoltà operative generate dall’allevatore e per effettuare il risanamento in modo tempestivo, si è proceduto, tra maggio e settembre 2005 all’abbattimento totale degli animali presenti in allevamento e allo stato brado (azioni di risanamento previste dalla normativa vigente,  D.M. n.592 /1995 e succ. modif. integr.). I controlli di laboratorio svolti hanno individuato l'agente causale delle lesioni nel Mycobacterium Bovis del medesimo ceppo rilevato nei cinghiali. Il 4 aprile 2013, ancora una volta a seguito dei controlli eseguiti annualmente dai Servizi veterinari di Sanità animale dell’ASUR Marche, sono state riscontrate di nuovo alcune positività alla prova tubercolinica in un allevamento estensivo di bovini da carne di circa 100 animali (106 capi controllati, di cui 20 capi risultati positivi alla prova tubercolinica). L‘allevamento, della tipologia vacca-vitello, effettua la monticazione in pascoli primaverili-estivi sia di proprietà che di comunanze agrarie nell’area del Monte San Vicino. Il 9 aprile 2013 sono state prontamente attivate le procedure di risanamento previste dalla citata normativa vigente, con la rapida eliminazione dei capi infetti. A seguito delle indagini epidemiologiche e delle specifiche valutazioni tecniche svolte in occasione di questa seconda positività in bovini allevati (2013), la PF Veterinaria e Sicurezza Alimentare della Regione Marche si è attivata per potenziare ulteriormente le misure di sorveglianza già in essere, istituendo in data 17 luglio 2013 un Tavolo Tecnico dedicato. Il Tavolo Tecnico ha definito azioni aggiuntive rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, da mettere in atto per il completo risanamento dell’allevamento coinvolto nel focolaio 2013, per minimizzare quanto più possibile la probabilità di diffusione dell’infezione tra gli animali allevati che pascolano nello stesso territorio e tra la fauna selvatica presente. Vista la complessità delle azioni da attuare e la molteplicità delle competenze istituzionali da coinvolgere per dare concreta realizzazione agli interventi definiti nel piano d’azione predisposto, il Tavolo tecnico si è riunito più volte in questi ultimi mesi e ha già svolto un incontro dedicato alla problematica, a Matelica, in data 6 agosto 2013, cui hanno partecipato le diverse istituzioni coinvolte e gli allevatori dell’areale a rischio. A brevissimo il piano d’azione verrà adottato con atto dedicato, emanato dalla Regione Marche.

Martedì 3 settembre 2013

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