Femminicidio al centro del Fgi

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Femminicidio al centro del Fgi

Ospiti Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense, insieme a Annamaria Barbato esperta di politiche di genere, Rosaria Esposito, presidente dell’associazione Maddalea (difesa e tutela delle donne maltrattate) ed Emanuela Valente

di Gli organizzatori

Roberta Bruzzone ieri sera
Roberta Bruzzone ieri sera

Il Secondo appuntamento della serata inaugurale del Festival del giornalismo d'inchiesta ha affrontato un altro tema attualissimo: il femminicidio. Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense, insieme a Annamaria Barbato esperta di politiche di genere, Rosaria Esposito, presidente dell’associazione Maddalea (difesa e tutela delle donne maltrattate) ed Emanuela Valente, per più di tre ore hanno spiegato le difficoltà che ancora oggi esistono nell’affrontare ed aiutare una donna vittima di violenza.

Emanuela Valente: «Il mio sito nasce da un archivio che stavo costruendo. Sistemando immagini, rassegne stampa ed altro mi sono accorta che mentre dell’uomo, dell’omicida, viene detto tutto – nome, cognome, età, professione – della donna e quindi della vittima non viene mai riportato nulla. Anzi, spesso ci sono grossi errori, frutto di luoghi comuni e di cliché che purtroppo la nostra società non riesce a superare. È capitato che i giornali con una semplice foto in costume o in reggiseno postata su facebook della vittima, scrivessero che “aveva una vita borderline”. Qui si tratta di omicidio e non c’è foto che giustifichi un gesto simile. L’uomo però ha sempre una carta in più: difficilmente si riesce a pubblicare la sua foto, e spesso tutti si appellano alla privacy. La conclusione? Mentre la donna finisce sul giornale nuda, morta ammazzata in mezzo ad un campo, l’uomo, il killer, ha comunque diritto alla privacy. Tutto questo da la dimensione del problema».

Roberta Bruzzone: «Siamo di fronte ad una guerra. Una guerra di genere. Che non ha territorio, nazione. Basti pensare che lo stalking è l’unico reato soggettivo, dove se non dimostri un peggioramento della tua vita, non vieni nemmeno presa sul serio. Vogliamo poi dire qualcosa sull’irrevocabilità della denuncia querela? Già è difficile riuscire a convincere una donna vittima di violenza a denunciare il suo aggressore, ora praticamente le si toglie ogni possibilità di farlo. E poi: i braccialetti elettronici. Dei 400 braccialetti costati 80milioni di euro, ne sono stati utilizzati 12 con scarsi risultati. Con tutti quei soldi sapete quante strutture protette saremmo riusciti a creare sul territorio? Copiamo quello che hanno fatto nel mondo, istituiamo il giudice della famiglia. E poi, se abbiamo un sospetto di violenza, se vediamo che qualcuno ha atteggiamenti aggressivi, rabbiosi: denunciamolo. O aiutiamo la vittima a farlo».

Domenica 6 ottobre 2013

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